<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371</id><updated>2011-04-22T05:52:14.968+02:00</updated><title type='text'>I Diari della 500 Gialla</title><subtitle type='html'>"Buon viaggio hermano querido 
e buon cammino ovunque tu vada, 
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo la strada" (MCR)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>49</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-4842032142465508848</id><published>2008-05-26T00:03:00.009+02:00</published><updated>2008-05-26T00:50:39.629+02:00</updated><title type='text'>Violenza (e solitudine)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_-Oaqt9cqRYU/SDnr_t8jtTI/AAAAAAAAAAk/xN4JtE3B5aE/s1600-h/donne.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_-Oaqt9cqRYU/SDnr_t8jtTI/AAAAAAAAAAk/xN4JtE3B5aE/s200/donne.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204450324301198642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;A Verona non più di venti giorni fa è toccato a Nicola. Non più di tre giorni fa sono stati due ragazzi, Alessio e Flaminia, a restare esanimi sull'asfalto di una trafficata strada di Roma dopo essere stati travolti da uno cui era stata anche tolta la patente. Tra il pomeriggio di sabato e la giornata di domenica, sono stati, invece, alcuni extracomunitari a Roma e a Torino a subire violenza: sabato pomeriggio il raid fascista nella Capitale ai danni di alcuni negozi gestiti da stranieri. Mentre nel capoluogo piemontese, un marocchino recluso in un Cpt è morto, pare senza essere soccorso. Infine, a Cassino, un sabato come tanti è finito in tragedia, con un giovane massacrato di botte e un buttafuori arrestato. E queste sono solo alcune delle vicende che maggiormente hanno riempito le cronache di tg e giornali. Sufficienti però a fotografare la scia di intolleranza, di prevaricazione, di sangue che traccia i confini di un Paese sempre più senza freni. Senza limiti. Un Paese dove il senso di impunità dà libero sfogo alla leggerezza nei comportamenti. Dove l'odio diventa un gioco come un altro per ingannare l'attesa del mattino. Dove l'altro appare come un fastidioso intralcio ad una patologica espressione di sè. Dove la vita diventa soltanto il noioso incedere di giorni persi nell'inerzia del proprio tempo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-4842032142465508848?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/4842032142465508848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=4842032142465508848' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4842032142465508848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4842032142465508848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/05/violenza-e-solitudine.html' title='Violenza (e solitudine)'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_-Oaqt9cqRYU/SDnr_t8jtTI/AAAAAAAAAAk/xN4JtE3B5aE/s72-c/donne.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-6758529165549921768</id><published>2008-05-09T23:53:00.011+02:00</published><updated>2008-05-10T00:31:27.928+02:00</updated><title type='text'>I cento passi di Peppino (e di tutti noi)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.sestaluna.com/maurobiani/images/impastato_1.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.sestaluna.com/maurobiani/images/impastato_1.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Sarà un caso, ma il trentesimo anniversario dell'omicidio di Peppino Impastato cade a pochi giorni da un fatto di cronaca nera con risvolti politici. Stiamo parlando del massacro di Nicola a Verona da parte di cinque ragazzi appartenenti, in un modo o nell'altro, all'area del neofascismo. Anche in quel maggio del 1978, così come accade in queste ore per i fatti di Verona, si cercò di confinare nella cronaca la morte di Peppino. In quei giorni e per anni dissero che il giovane di Democrazia Proletaria, l'animatore di una piccola radio libera a Cinisi, era stato dilaniato da una bomba da lui stesso innescata sui binari della ferrovia. Insomma, un terrorista un pò maldestro. Alla meglio, un suicida. Poi, parecchi anni dopo, le indagini della magistratura (ma non gli amici e i compagni di Peppino che immediatamente hanno gridato ai quattro venti nomi e movente dell'omicidio), rese più efficaci dalla confessione di alcuni pentiti di mafia, scoprirono la verità: quella di Peppino è stata una morte di mafia. Ordinata addirittura dal "capo dei capi" della Cupola di allora, don Tano Badalamenti, il boss di Cinisi ribattezzato ironicamente da Peppino "Tano Seduto". Così la storia di Peppino, grazie anche al bellissimo film di Marco Tullio Giordana, valicò gli angusti confini della Sicilia. E ora è memoria. Esempio di quella "meglio gioventù" che costituisce la speranza di un'Italia diversa. Ragazze e ragazzi di questo Paese che se non riescono a percorrere per intero i "cento passi" che separano la giustizia dall'omertà, la democrazia dalla violenza, la civiltà dall'ipocrisia, è perchè vengono fermati, ieri come oggi, dalla paura di cambiare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-6758529165549921768?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/6758529165549921768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=6758529165549921768' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6758529165549921768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6758529165549921768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/05/i-cento-passi-di-peppino-e-di-tutti-noi.html' title='I cento passi di Peppino (e di tutti noi)'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-11605124497971818</id><published>2008-04-14T22:48:00.007+02:00</published><updated>2008-04-14T23:43:20.917+02:00</updated><title type='text'>Italia: anno zero</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.fredimarcarini.com/images/portraits/010%20veltroni.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.fredimarcarini.com/images/portraits/010%20veltroni.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mentre il risultato elettorale pare ormai acquisito, con la vittoria di Berlusconi e soprattutto della Lega di Bossi, una riflessione si impone. L'Italia è a una svolta. Per la prima volta una forza politica (elettorale) che si richiama esplicitamente alla sinistra non sarà in Parlamento. Ad altri, stabilire colpe e responsabilità. Resta la convinzione che, forse, sia arrivato davvero il momento di cambiare  e rendersi conto di ciò che avviene, davvero, all'interno della nostra società. E non finisce qui. Scompare, col risultato al lumicino dei centristi dell'Udc, la pia illusione che esista nel nostro Paese una cosiddetta destra moderata o istituzionale. Semplicemente, non esiste. Al contrario, esiste e, purtroppo, vince (non solo elettoralmente) una destra sguaiata, populista e a tratti razzista. Non è riuscita a Walter Veltroni la sfida del cambiamento immediato. Non è riuscito, l'ex sindaco di Roma, a sfondare nel Paese con la sua idea di una forza riformista. Indubbiamente, prospettive per il futuro ci sono. Del resto, il Partito democratico può ripartire da un robusto 33-34 per cento che non sono proprio noccioline. Però, per il momento lasciateci dire, come nei famosi film di Troisi e Rossellini, che non ci resta che piangere di fronte a un'Italia all'anno zero.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-11605124497971818?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/11605124497971818/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=11605124497971818' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/11605124497971818'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/11605124497971818'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/04/italia-anno-zero.html' title='Italia: anno zero'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-7650654682785986621</id><published>2008-04-02T19:33:00.011+02:00</published><updated>2008-04-02T20:10:57.415+02:00</updated><title type='text'>Chiudere i Cpt, aprire la civiltà</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.germinalonline.org/g97/immagini97/v1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.germinalonline.org/g97/immagini97/v1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;"Cibo scadente", "gabbie e sbarre opprimenti", "mancanza d'igiene", "carenza  d'assistenza medica e legale". Non si sta parlando di un lager nazista. E questa descrizione non si trova in un libro di Storia.  E nemmeno in un volantino di qualche formazione dell'ultra-sinistra. A parlare così è un documento redatto dall'Europarlamento, che fotografa con queste parole la triste realtà dei Cpt - i Centri di permanenza temporanea -, ovvero i luoghi dove gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste vengono trattenuti per verificare la loro identità e la loro provenienza. Dunque, l'Europa denuncia la condizione non dignitosa, per non dire inumana, cui sono costretti coloro che fuggono da guerre, carestie e malattie. Ma anche coloro che, compiendo il proprio lavoro di tutore dell'ordine o di operatore socio-sanitario, si trovano nell'imbarazzo di operare in una situazione degradante e pseudo-legale. Lungo è stato il dibattito sulla possibilità di abolire o, come è stato affermato, di prevedere il "superamento" di questi centri. Tante sono state le manifestazioni, politiche e non, per sostenere di fronte all'opinione pubblica la necessità di prendere coscienza di questa realtà. E' ora che dalle parole si passi ai fatti. Perchè la civiltà non è un brillante modo di dire.  Ma un umile modo di fare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-7650654682785986621?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/7650654682785986621/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=7650654682785986621' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/7650654682785986621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/7650654682785986621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/04/chiudere-i-cpt-aprire-la-civilt.html' title='Chiudere i Cpt, aprire la civiltà'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-65478973655199548</id><published>2008-03-30T23:52:00.013+02:00</published><updated>2008-03-31T00:40:00.625+02:00</updated><title type='text'>Ardere di lavoro</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.prctorino.it/news/OggettiMM/TreGiorni.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.prctorino.it/news/OggettiMM/TreGiorni.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Un'altra vittima di lavoro. Questa volta è successo in Sicilia, ad Agrigento. Ha prima cosparso l'automobile di benzina e poi dopo essersi chiuso dentro ha  appiccato il fuoco. Così un ex benzinaio, attualmente disoccupato e in difficoltà per problemi economici, si è tolto la vita. Una tragedia simile è accaduta poche settimane al Nord, a Torino, quando un operaio ha messo fine alla sua esistenza per la paura di perdere il proprio posto di lavoro. Incertezza, paura, depressione, morte. Non è, questa, la filiera della vita che un cittadino normale deve seguire in un Paese civile. Eppure è l'amara verità della quotidianità cui siamo ormai abituati. Assuefatti. Una quotidianità triste e grave che fa impallidire di colpo le battute e le smemoratezze dei leader politici che si battono per il governo del Paese. Oggi dovrebbero provare un pò d'imbarazzo coloro che, di fronte alla negazione di un'esistenza libera e dignitosa, suggeriscono di impalmare un rampollo. Ma anche coloro che, per smania di nuovismo, per apparire più "competitivi", dimenticano la dura realtà dei rapporti economico-sociali. Che, sotto il belletto dell'apparenza, non sono mai cambiati. O meglio, qualcosa sta cambiando: fino a ieri venivano bruciati solo i posti di lavoro. Oggi, ahimè, anche coloro che li hanno occupati fino a un attimo prima.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-65478973655199548?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/65478973655199548/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=65478973655199548' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/65478973655199548'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/65478973655199548'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/03/ardere-di-lavoro.html' title='Ardere di lavoro'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-1373284383351881111</id><published>2008-03-27T19:29:00.017+01:00</published><updated>2008-03-30T23:51:16.007+02:00</updated><title type='text'>Colpevole di ghetto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://mediafilter.org/Images/Drooker/Mumia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://mediafilter.org/Images/Drooker/Mumia.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per chi non conosce la sua storia, la notizia sarà passata sotto silenzio. E però la decisione del tribunale d'appello federale di Philadelphia di annullare la condanna a morte di Mumia Abu Jamal è uno di quei momenti che segnano la vittoria della civiltà sul sopruso. Beninteso, una piccola vittoria. Non risolutiva e per ora incerta. Mumia, negli anni, è diventato il simbolo della campagna internazionale contro la pena capitale. Da quando l'ex attivista delle Pantere Nere è stato condannato (molti, tra cui Amnesty International, sostengono ingiustamente perchè vittima di un processo ingiusto e razzista) per l'uccisione di un poliziotto nel 1982. Da allora Mumia vive nel braccio della morte. La storia di questo giornalista ricorda da vicino quella di Sacco e Vanzetti, i due emigranti italiani accusati ingiustamente di omicidio negli anni Venti del secolo scorso sull'onda del pregiudizio razzista. Per Nic e Bart ci fu la sedia elettrica. Se tutto andrà bene, invece, la pena di Abu-Jamal sarà commutata in ergastolo. Per coloro che si sono mobilitati nel corso degli anni a sostegno della sua causa, però, questo non basta: ci vuole un nuovo processo. Mumia deve tornerà libero. Perchè in un'America che forse a novembre eleggerà il suo primo presidente nero della Storia è intollerabile essere condannati per essere colpevoli di ghetto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-1373284383351881111?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/1373284383351881111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=1373284383351881111' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/1373284383351881111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/1373284383351881111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/03/colpevole-di-ghetto.html' title='Colpevole di ghetto'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-5820102776388998299</id><published>2008-02-19T21:10:00.009+01:00</published><updated>2008-03-27T22:09:36.984+01:00</updated><title type='text'>La Storia lo assolverà</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://cubainforma.interfree.it/2007/discorsi/fidelindica.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://cubainforma.interfree.it/2007/discorsi/fidelindica.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non sono stati i missili puntati sull'isola, nè le invasioni militari. Non sono stati gli Usa, nè la potentissima lobby cubano-americana. Non è stata la Guerra Fredda e nemmeno gli attentati. Nè tanto meno la crisi economica. Quanto all'embargo, continua a rimanere una piaga soprattutto per il popolo cubano. No, a costringere Fidel Castro a lasciare il potere è stata la malattia contro cui combatte da quasi due anni. Insomma, è stata l'età, il normale incedere degli anni, a rendere possibile il passaggio del testimone per il capo della rivoluzione cubana. Di Fidel, in cinquant'anni si è detto, scritto, fatto di tutto. Nel bene e nel male. Tanti sono stati, nel corso del tempo, gli errori politici. Troppe le derive autocratiche. Ma altrettanto numerose e significative sono state le conquiste sociali - dalla sanità alla scolarizzazione - ottenute dal regime politico di questo Stato in miniatura, distante solo 90 Km dal gigante americano (con tutte le influenze e le pressioni del caso). Gli storici diranno se il senso di dignità e di orgoglio che Fidel ha ridato al suo popolo possa bastare a lenire contraddizioni, sofferenze e ingiustizie. La Storia, insomma, si farà carico di giudicare colpe e meriti dell'uomo politico. A noi piace pensarlo ancora lì, nella Sierra Maestra, con un pugno di straccioni a sognare libertà. Piace pensarlo lì, nell'aula di un processo farsa, a dichiarare impettito che "la Storia mi assolverà". E ci piacerebbe credere che, alla fine, andrà proprio così.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-5820102776388998299?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/5820102776388998299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=5820102776388998299' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/5820102776388998299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/5820102776388998299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/02/la-storia-lo-assolver.html' title='La Storia lo assolverà'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-502683263027513939</id><published>2008-02-14T22:50:00.019+01:00</published><updated>2008-03-27T22:18:51.253+01:00</updated><title type='text'>Il problema è "diverso"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.paceediritti.it/wcm/pace_diritti/sezioni_primopiano/primo_piano/studenti_disabili/studenti_disabili.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.paceediritti.it/wcm/pace_diritti/sezioni_primopiano/primo_piano/studenti_disabili/studenti_disabili.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quattro ragazzi universitari, prossimi alla laurea, cercano una casa in affitto. Si rivolgono a un'agenzia, poi a una seconda, a una terza e così via. Alla fine consulteranno dieci agenzie. Ovviamente senza contare i privati. Ma la risposta, comunque, non cambia: no, per loro, niente casa. Poco male, si dirà, è risaputa la difficoltà di trovare un'abitazione nelle nostre città. Vero. Però qui il problema è diverso. Nel senso, proprio "diverso". Perchè Mimmo, Mary, Totò e Graziella sono costretti in carrozzina, si muovono e si esprimono con difficoltà e, in qualche caso, in quelle agenzie non sono proprio riusciti ad entrare.  Tenuti fuori forse per imbarazzo o per vergogna dalle persone nelle quali si sono imbattute. L'ennesima storia di pregiudizi e ipocrisie è diventato un documentario di quindici minuti che si può vedere su YouTube (al link: www.  youtube. com/watch? v=Kw5xTOGLA8M). Bisogna guardarlo, questo filmato. Senza aggiungere altro. Infatti, non ci vuole molto per capire che essere diversamente abile è purtroppo una condizione, ma essere gratuitamente imbecille è sempre una scelta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-502683263027513939?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/502683263027513939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=502683263027513939' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/502683263027513939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/502683263027513939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/02/il-problema-diverso.html' title='Il problema è &quot;diverso&quot;'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-2670578741793547686</id><published>2008-02-08T19:47:00.002+01:00</published><updated>2008-03-27T22:41:35.368+01:00</updated><title type='text'>C'era una volta la mafia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.pizzeria-padrino.com/images/padrino3-1-mala.png"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.pizzeria-padrino.com/images/padrino3-1-mala.png" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Tra gli Stati Uniti e Palermo catturati 90 boss di Cosa Nostra. A Napoli preso uno dei più pericolosi latitanti della camorra. E in Calabria scoperti i covi dei "mammasantissima" della 'ndrangheta. Mai come in questo momento risuonano con la forza del coraggio e dell'umiltà le parole di Giovanni Falcone: "la mafia è un fatto umano e, come i fatti umani, ha un inizio e una fine". E' ancora la magistratura, quella magistratura offesa, calpestata e denigrata, a dare un altro colpo mortale alla malavita organizzata, ovunque essa si annidi e prosperi. Ha ancora il volto di un giudice la possibilità che la legalità torni ad essere principio rispettato e condiviso nel nostro Paese. La magistratura, gli uomini e le donne che lavorano e rischiano in terre proibite, devono, però, avere il sostegno della società. Dello Stato. Perchè i lavoratori in toga nera fanno quel che si può e quel che a loro compete. C'è un confine, oltre il quale ognuno deve prendere su di sè la responsabilità di decidere. E' un compito che spetta innanzitutto alla politica, a quella classe politica a volte connivente, spesso distratta. L'Italia si avvia a una campagna elettorale molto confusa. Uno dei protagonisti della partita, sull'onda delle suggestioni americane, ha coniato lo slogan "Sì può fare". Ecco, a noi piacerebbe che tutti, da destra a sinistra, un giorno possano dire la stessa cosa anche a proposito della fine della criminalità organizzata. Perchè arrivi presto il giorno in cui, come ha detto una volta il superprocuratore Piero Grasso, sarà possibile prendere per mano i nostri figli e raccontar loro una storia che inizia così: "C'era una volta la mafia...".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-2670578741793547686?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/2670578741793547686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=2670578741793547686' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2670578741793547686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2670578741793547686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/02/cera-una-volta-la-mafia.html' title='C&apos;era una volta la mafia'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-1924273917342202288</id><published>2008-02-05T21:15:00.007+01:00</published><updated>2008-03-27T23:04:48.253+01:00</updated><title type='text'>Il racconto di Obama</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://media.collegepublisher.com/media/paper657/stills/q4ii0210.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://media.collegepublisher.com/media/paper657/stills/q4ii0210.gif" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Fra qualche ora si saprà se quello di Obama resterà solo un sogno. Oppure sarà l'inizio di una nuova storia. Il Supermartedì (così chiamano negli Usa il giorno in cui vanno al voto i cittadini di oltre 20 Stati) decreterà i candidati di entrambi i partiti alla Casa Bianca. Ma mai come in questa occasione, l'America democratica è chiamata a un compito immane e supplementare, quello cioè di chiudere definitivamente la stagione di Bush, le sue guerre, la sua petro-politica, la sua economia in recessione. Questa volta ha la possibilità concreta di farlo. Barack può farlo. La nuova America di cui parla il senatore dell'Illinois è l'America della speranza, della fiducia in se stessi, dell'orgoglio. Ma anche della solidarietà, ossia dello sforzo di una nazione di ritrovarsi intorno alle proprie radici, alla propria cultura e di ripartire da queste nella guida di quello che una volta definivano il mondo libero. Un'America aperta, positiva, vitale, che non abbia paura delle sfide del tempo e sia capace di esercitare la sua leadership grazie alla forza delle sue idee e non all'ostentazione del suo potere. Un'America autorevole, insomma, e non autoritaria. Un'America pulita e giovane. Che sappia mettere a frutto le sue enormi risorse per il futuro e che sappa cogliere del passato le esperienze migliori. Può l'America voltare pagina? Obama, dito a indicare l'orizzonte e occhi lucidi e sorridenti, ha detto: "Yes, we can". Noi ci crediamo. Speriamo sia così anche per i suoi concittadini.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-1924273917342202288?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/1924273917342202288/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=1924273917342202288' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/1924273917342202288'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/1924273917342202288'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/02/il-racconto-di-obama.html' title='Il racconto di Obama'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-5851751180552685015</id><published>2008-01-31T23:54:00.001+01:00</published><updated>2008-03-27T22:40:03.833+01:00</updated><title type='text'>Signora Sanità, signorina ingiustizia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://aghost.files.wordpress.com/2007/12/sanita.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://aghost.files.wordpress.com/2007/12/sanita.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;In questo Paese ormai la Sanità può tutto. Allevia le sofferenze dei cittadini  ma spesso fa morire la gente. E' uno dei più importanti diritti delle persone ma da tempo costituisce una delle forme più utilizzate di esercizio del potere. La Sanità è un principio cardine di una società democratica, un diritto inalienabile, eppure rappresenta uno dei maggiori settori dove la logica della spartizione politica, il clientelismo e il malaffare attecchiscono con molta facilità. Sulla Sanità, oggi qui in Italia, si decide il futuro di una comunità, ma anche le sorti di un governo. Si dirà: chiacchiere, illazioni, supposizioni. Teorie. Poi, però, si smette di fare filosofia e si va a toccare con mano la condizione degli ospedali del nostro Paese. Lo hanno fatto i carabinieri del Nas e sentite cosa hanno scoperto. Ovviamente scoperto solo per chi finora non abbia mai avuto a che fare con una struttura pubblica in giro per l'Italia.  Da un articolo del Corriere dela Sera: "Medicinali scaduti, cibi andati a male, reparti fatiscenti, impianti fuori  norma: in Italia un ospedale su due non rispetta leggi e regolamenti. Ci sono le  strutture con «lievi carenze», ma ci sono anche le «gravissime irregolarità» che  hanno fatto scattare la chiusura di alcuni reparti oltre alla denuncia contro  direttori sanitari e amministratori. Alla fine le persone segnalate sono state  ben 778". Ecco perchè, da noi, la Sanità è come una vecchia signora corrotta nel cuore e nell'anima che gioca a fare la signorina giovane e bella. E che ormai è conosciuta da tutti col nome di Ingiustizia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-5851751180552685015?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/5851751180552685015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=5851751180552685015' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/5851751180552685015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/5851751180552685015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/01/signora-sanit-signorina-ingiustizia.html' title='Signora Sanità, signorina ingiustizia'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-6503458910471445163</id><published>2008-01-25T23:46:00.001+01:00</published><updated>2008-03-27T22:54:36.963+01:00</updated><title type='text'>Benvenuti in Italia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.sycomor.it/expo/autunno/2007/sito/images/logo-balocchi.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.sycomor.it/expo/autunno/2007/sito/images/logo-balocchi.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Solo in Italia si fa festa mentre tutto crolla. Solo nel Parlamento italiano gli urli, gli insulti, gli sputi (veri o presunti), le corna. Solo da noi si agitano dagli scranni di un 'Aula, che pure dovrebbe essere l'emblema dell'austerità e della ragione, manifesti e volantini di bassa propaganda. Oppure, peggio, si introducono bottiglie di champagne o si gozzoviglia con delle fette di mortadella. Solo in Italia accade che un governo, per quanto non confortato robustamente dai numeri (ma la regola della democrazia non è  forse un voto in più dell'avversario?), cada a freddo: senza un motivazione circostanziata, senza un perchè facilmente riscontrabile dal cittadino comune. Solo nel nostro Paese, che pure dovrebbe far parte del cosiddetto e decantato Occidente, ogni volta una fisiologica crisi politica rischia di diventare una crisi di sistema. Solo da noi, qui in Italia, ancora nel 2008, per decidere chi e come deve dare la linea dal ponte di comando di Palazzo Chigi si devono attendere cinque giorni cinque. Solo nel nostro Paese tutti sanno quali sono i problemi e quali le soluzioni, ma si continua a discutere di altro. Solo da noi sempre le stesse facce a dire sempre le stesse cose. Solo qui è possibile accogliere uno straniero e, davanti a tutto questa volgarità, avere il coraggio e la leggerezza di dire: benvenuto in Italia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-6503458910471445163?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/6503458910471445163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=6503458910471445163' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6503458910471445163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6503458910471445163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/01/benvenuti-in-italia.html' title='Benvenuti in Italia'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-4783885915554474371</id><published>2008-01-20T17:14:00.000+01:00</published><updated>2008-01-20T17:52:52.931+01:00</updated><title type='text'>I cannoli di Totò</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Condannato per aver aiutato mafiosi, ma non Cosa Nostra? E lui brinda e offre cannoli a collaboratori e giornalisti nel suo ufficio di presidente della Regione. Questa la reazione di Totò Cuffaro, detto "vasavasa", alla sentenza del processo di Palermo che, appunto, gli ha inflitto - in primo grado - cinque anni di carcere per favoreggiamento semplice ma non mafioso. Una macchia comunque pesante per qualsiasi uomo delle istituzioni, ma non per il pittoresco Totò che, appena ascoltato dal giudice il dispositivo della sentenza, ha innanzitutto fatto sapere che resterà Governatore. E l'indomani, più rilassato e col viso tornato alla solita rotondità, ha invitato tutti a Palazzo D'Orleans, sede della presidenza della Regione siciliana, per festeggiare a botte di paste di mandorla e tipici cannoli di ricotta. Come dire, nulla è successo e nulla succederà. Il blocco di potere che regge l'Isola, corroborato dal milione e passa di voti che ha preso Cuffaro l'ultima volta, è saldo come non mai. Il malgoverno, le clientele e soprattutto l'alone di ombre e di sospetti, che tuttora aleggia sul "capo dei capi" della politica siciliana, restano tutte lì. Oggi come ieri. E il banchetto "alla siciliana" (benchè smentito dal Governatore) è così solo l'ultimo triste spettacolo in cui pupi e pupari giocano a scambiarsi i ruoli, sperando che non venga mai il giorno del giudizio. Quello vero.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-4783885915554474371?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/4783885915554474371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=4783885915554474371' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4783885915554474371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4783885915554474371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/01/i-cannoli-di-tot.html' title='I cannoli di Totò'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-824033923054988278</id><published>2008-01-15T22:56:00.000+01:00</published><updated>2008-01-15T23:30:51.633+01:00</updated><title type='text'>Il trono, l'altare e la cattedra</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ha ragione Mussi, quando dice che l'annullamento della visita del Papa alla Sapienza è un fatto grave. Il perche, ha osservato il ministro dell'Università , è semplice: contraddice lo spirito, la natura e la missione propri della realtà accademica. Dunque, le perplessità di molti professori dell'ateneo romano e le proteste degli studenti, seppure quest'ultime caratterizzate dalla goliardia, sembrano aver avuto la meglio. Dicono sia stata la vittoria della sopraffazione e della censura sulla libertà d'espressione e sul dialogo. La vittoria di una "certa cultura laicista" sul genuino concetto di laicità. In parte è vero, per il resto le frasi ad effetto fanno parte della strumentalizzazione politica. Tuttavia, se si prova a isolare la sostanza della questione - di per se complicata - ci si accorge che la radice dello scontro deriva forse dal profilo di questo papato, ben diverso rispetto a quello precedente. In fondo, la "certa cultura laicista" c'è sempre stata - minoritaria - nel nostro Paese. Il mutamento di stagione, al contrario, è avvenuto con l'elezione al soglio pontificio di Ratzinger e soprattutto con le sue ferme prese di posizioni su tanti temi caldi: dalla famiglia al ruolo del cattolicesimo, dall'aborto al confronto con le altre religioni. Prese di posizione che sono scivolate come l'olio nel dibattito politico perchè hanno incrociato una classe politica e un Paese debole e orfani di punti di riferimento forti. Da qui un gioco patologico che spinge a confondere il trono con l'altare. E l'altare con una cattedra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-824033923054988278?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/824033923054988278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=824033923054988278' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/824033923054988278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/824033923054988278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/01/il-trono-laltare-e-la-cattedra.html' title='Il trono, l&apos;altare e la cattedra'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-7916018362179022904</id><published>2008-01-13T18:45:00.000+01:00</published><updated>2008-01-13T23:20:52.913+01:00</updated><title type='text'>L'Italia ai tempi della "monnezza"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non accenna a placarsi la protesta contro il piano straordinario adottato dal governo per l'emergenza rifiuti in Campania. Dopo Napoli e la Sardegna, anche in Sicilia, in queste ore, si stanno mettendo in atto blocchi stradali ed altre manifestazioni simili. In nottata, un carico di 1.500 tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania e diretti ad Agrigento ha provocato la reazione di un centinaio  di cittadini, che hanno occupato con le loro auto la strada vicina alla discarica. E tutto questo quando, qualche giorno fa, all'appello del premier Prodi (che ha chiesto un contributo a tutte le Regioni per risolvere la crisi) la maggior parte dei vertici delle istituzioni locali hanno risposto in modo alquanto freddo. Insomma, sempre di più la questione della "monnezza" sta diventando il termometro dello stato d'animo del Paese: una nazione sempre più divisa, concentrata sui propri particolarismi e indifferente alle sorti altrui. I media hanno battezzato questa "sindrome" con l'acronimo inglese "Nimby", ovvero "Not in my back yard" ("Non nel mio cortile"). Eppure l'Italia, che pure è passata per immani tragedie, non è mai stata fino in fondo un Paese "nimby". Dal Vajont al terremoto dell'Irpinia, dal sisma in Friuli alla strage di Bologna,  gli italiani hanno saputo sempre esprimere solidarietà e condivisione. Ma soprattutto fiducia e capacità di immaginare e costruire il meglio, nonostante tutto. Viene in mente un passaggio del film "La meglio gioventù". Il giovane Nicola Carati si trova in Nord Europa alla ricerca di se stesso e della propria identità, quando una mattina accende la tv e scopre il dramma che sta vivendo Firenze, l'acqua che sembra inghiottire una città, la sua storia, la sua cultura, la sua bellezza. Nicola non ci pensa un attimo a raccogliere in sacca le poche cose del suo viaggio e a partire subito, perchè capisce che in quel momento è necessario essere lì. Per gli altri, certo, ma anche per se stessi. Come Nicola furono migliaia le persone, soprattutto giovani, che accorsero in una città deturpata e ferita nell'anima. Furono tantissimi i giovani e le giovani che ascoltarono quella laicissima ed esistenziale "chiamata" che porta il nome di speranza. Oggi di quell'afflato ideale e di quella eredità morale che forgiarono una intera generazione non resta che la rabbia e l'incomprensione di un popolo smarrito e senza orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-7916018362179022904?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/7916018362179022904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=7916018362179022904' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/7916018362179022904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/7916018362179022904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2008/01/litalia-ai-tempi-della-monnezza.html' title='L&apos;Italia ai tempi della &quot;monnezza&quot;'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-8062755639498982567</id><published>2007-12-27T16:35:00.000+01:00</published><updated>2007-12-27T17:47:19.191+01:00</updated><title type='text'>Ombre nere sul Pakistan</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Benazir Bhutto è stata ammazzata. Un kamikaze ha messo fine alla battaglia da tempo intrapresa dall'ex premier pakistano contro il fondamentalismo islamico e contro il regime militare di Musharraf, per la rinascita democratica del Paese. E proprio a queste due forze bisogna fare riferimento per capire chi siano i mandanti dell'attentato. Il rientro della Bhutto nell'agone politico pakistano, infatti, ha rappresentato un elemento destabilizzante nella lotta per il potere che si combatte, soprattutto dopo l'11 settembre, a Karachi, a Islamabad e in tutto il Pakistan, fra i seguaci di Bin Laden e il governo del Generale. Lotta per il potere, legata ovviamente agli enormi interessi geopolitici dell'area. Insomma, la presenza della Bhutto scardinava un gioco perverso e paradossale sostenuto, per opposti motivi e interessi, dalle due forze che governano il Pakistan. Così, Benazir era pericolosa per gli integralisti, che non hanno mai dimenticato la sfida condotta dall'allora premier Bhutto contro di loro dagli anni 90 fino ai ieri. Ed era pericolosa pure per Musharraf (che con la Bhutto aveva recentemente siglato un patto più o meno formale attraverso il  quale sostanzialmente i due si spartivano la guida politica dello Stato) , il quale non avrà più, almeno in questa fase, un concorrente vero e credibile nella gestione del potere. E' una situazione, quella venuta a crearsi con l'assassinio della Bhutto, nella quale, dunque, è richiesto agli Usa di abbandonare la strada dell'ambiguità politica nel sostegno al Generale e all'Europa di tentare un'iniziativa politica autonoma. Altrimenti,  come in una spirale impazzita, alle bombe risponderà la dittatura. E alla dittatura replicheranno i kamikaze.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-8062755639498982567?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/8062755639498982567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=8062755639498982567' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8062755639498982567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8062755639498982567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/12/ombre-nere-sul-pakistan.html' title='Ombre nere sul Pakistan'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-3585558163225158198</id><published>2007-12-16T18:22:00.000+01:00</published><updated>2007-12-17T00:34:00.909+01:00</updated><title type='text'>Il coraggio di Don Abbondio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Evidentemente il colpo lo abbiamo accusato se ancora stiamo a parlare dell'articolo del New York Times, che dipinge l'Italia come un Paese triste e attanagliato dalla paura. Solo il presidente Napolitano ha commentato con i toni giusti le critiche, invitando gli americani a osservare con più oggettività la complessa realtà italiana. Insomma, secondo il presidente bisogna guardare certo alle ombre ma pure alle luci che si accendono nel cielo d'Italia. Il che è sicuramente vero. Però ci ha pensato la stragrande maggioranza della nostra classe politica  - che, come era prevedibile, subito dopo l'uscita dell'articolo, si è messa in moto per minimizzare, smentire, svicolare - a confermarci ancora una volta che non possiamo che essere depressi politicamente. Eppure, vogliamo stare a ciò che, giustamente, sostiene Napolitano e preferiamo consolarci con le tante eccellenze di cui andare orgogliosi. Che ci dimostrano che le cose stanno diversamente da come pensano i tanti don Abbondio in Italia. Il coraggio nell'affrontare se stessi e il futuro, infatti, uno se lo può dare eccome. Anche se non ce l'ha.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-3585558163225158198?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/3585558163225158198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=3585558163225158198' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3585558163225158198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3585558163225158198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/12/il-coraggio-di-don-abbondio.html' title='Il coraggio di Don Abbondio'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-2589505388694641177</id><published>2007-12-11T19:45:00.000+01:00</published><updated>2007-12-11T20:11:46.681+01:00</updated><title type='text'>La rabbia e l'orgoglio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si è fermata una città per onorare le morti bianche. Torino, per un giorno, con le sue trentamila persone in corteo, è tornata ad essere la fiera e orgogliosa città operaia dei tempi che furono. Dicevano che l'antica capitale del Regno fosse cambiata in meglio, che si fosse risollevata dalla crisi della trasformazione post-industrale. Sostenevano che fosse in atto un nuovo Risorgimento. E, del resto, dalla ripresa della Fiat di Marchionne alle Olimpiadi invernali del 2006, gli esempi di una rinascita erano decisamente tangibili. Ora però ci accorgiamo, forse con un pò di stupore, che sotto i troppo  facili entusiasmi covava una realtà ben diversa.  E gli operai, che la nostra società dell'immagine si ostina a dichiarare scomparsi, tornano alla ribalta. Una ribalta fatta di lutti e dolori, di sfruttamento e morte. Di ferite che non vengono mai rimarginate. Qualcuno dirà che è il passato che ritorna. Che tutto, dalla centralità delle fabbriche nella vita del Paese alla questione operaia, è roba vecchia, trita e ritrita. Ma non è così. E per capirlo basterebbe scavare di più nella rabbia e nell'orgoglio di quei lavoratori che piangono la morte dei loro compagni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-2589505388694641177?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/2589505388694641177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=2589505388694641177' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2589505388694641177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2589505388694641177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/12/la-rabbia-e-lorgoglio.html' title='La rabbia e l&apos;orgoglio'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-6238846641639384489</id><published>2007-12-09T13:55:00.000+01:00</published><updated>2007-12-09T14:28:44.131+01:00</updated><title type='text'>La strage degli innocenti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ormai è molto più di una tragedia che si ripete. Si tratta di una strage. Silenziosa e assurda, come assurdo è morire di lavoro nell'anno di grazia 2007. Gli ultimi casi eclatanti sono le morti bianche di 4 operai alle acciaierie ThyssenKrupp. Ma nella sconfinata provincia italiana e nelle stesse ore, altri lavoratori perdevano la vita sui propri luoghi di lavoro. Spesso, molto spesso, sui cantieri disseminati al sud come al nord. Il premier Prodi ha fatto dichiarazioni importantissime e chiare. E il governo ha deciso di intervenire con una nuova legge, che prevederebbe l'arresto dell'imprenditore che vìola in modo grave le norme sulla sicurezza. Insomma, finalmente ci si dà una mossa, per quanto tardiva. La riflessione che, però, si impone è la seguente: è molto difficile aumentare i controlli e le ispezioni sui luoghi di lavoro e nelle aziende? Evidentemente, sì. Il motivo, invece, sfugge al più semplice buon senso.  Si tratta di incuria? Distrazione? O impotenza? Oppure, ancora, incapacità? E se invece la strage degli innocenti dipendesse dalla dinamica economica, che induce a situazioni al limite del rispetto della legge, del lavoro e del lavoratore?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-6238846641639384489?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/6238846641639384489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=6238846641639384489' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6238846641639384489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6238846641639384489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/12/la-strage-degli-innocenti.html' title='La strage degli innocenti'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-904720426084397523</id><published>2007-12-02T12:36:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T17:12:17.324+01:00</updated><title type='text'>Piante fragili su terreni aridi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bene ha fatto il presidente del Consiglio Prodi a dire: "La politica spettacolo, accorcia tutto, rende tutto più misero". Al contrario, secondo il Professore "dobbiamo pensare a lungo termine, dobbiamo piantare piante, non erba". Era ora che dal pulpito di una delle cariche più importanti del nostro Paese si sentissero parole di buon senso, lo stesso auspicato dalla cosiddetta società civile disillusa da ideologie, partiti e governi. Che si stia finalmente imboccando la strada della sobrietà e della serietà, qualità che dovrebbero distinguere il lavoro istituzionale? Celentano qualche giorno fa ha per lo meno messo sul tavolo il dubbio. Qualcuno dirà: il "Molleggiato" si sa, è "il re degli ignoranti" per sua stessa definizione. E però, il tarlo del dubbio rimane: la politica smetterà, per dirla con il premier, di piantare erbaccia cattiva e davvero si dedicherà a far crescere belle e rigogliose le piante dello sviluppo e del progresso? Vorremmo essere ottimisti, ma la buona volontà del contadino non basta se il terreno su cui deve operare è inaridito, lasciato all'incuria della  incapacità o solo della colpevole distrazione. E fra le due è difficile dire cosa sia peggio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-904720426084397523?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/904720426084397523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=904720426084397523' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/904720426084397523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/904720426084397523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/12/piante-fragili-su-terreni-aridi.html' title='Piante fragili su terreni aridi'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-4351638803692599971</id><published>2007-11-28T23:43:00.000+01:00</published><updated>2007-11-29T00:35:52.280+01:00</updated><title type='text'>Il fine della politica, la fine della guerra</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Terminata la Conferenza internazionale di Annapolis per la pace in Medioriente, che ha visto la presenza importantissima di alcuni Paesi arabi fino a ieri considerati facenti parte dell'"asse del male" (come la Siria), il presidente Bush fa pressing sui leader palestinese e israeliano, rispettivamente Abu Mazen e Olmert, perchè si arrivi finalmente all'intesa che metta fine al conflitto. Obiettivo: arrivare alla creazione dello Stato palestinese nel 2008. Esattamente 60 anni dopo la nascita dello Stato d'Israele. E' un po' prerogativa dei presidenti americani, giunti alla fine del secondo mandato, cercare di porre fine alla "madre di tutte le guerre". L'ultima volta fu Clinton a mettere intorno a un tavolo Barak e Arafat e si sa come è andata a finire: con lo scoppio della seconda Intifada e i kamikaze da una parte, con gli omicidi "mirati" e le ruspe sulle case dei civili dall'altra. Ora, con Hamas che controlla la Striscia di Gaza, la situazione è altrettanto complessa. Questo significa che non dobbiamo illuderci.  Anche perchè, diciamoci la verità, scarseggiano oggi gli uomini di buona volontà. Eppure bisogna continuare a crederci. John Lennon tanti anni fa invitava a dare alla pace una possibilità. Noi, più modestamente, saremmo già contenti se la politica, anzichè continuare a essere la guerra fatta con altri mezzi, diventasse davvero il mezzo per evitare qualsiasi guerra.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-4351638803692599971?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/4351638803692599971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=4351638803692599971' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4351638803692599971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4351638803692599971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/il-fine-della-politica-la-fine-della.html' title='Il fine della politica, la fine della guerra'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-3215684695210878792</id><published>2007-11-26T19:25:00.000+01:00</published><updated>2007-11-26T20:07:09.490+01:00</updated><title type='text'>Essere uomini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' morta, dopo una lunga malattia, la moglie dell'allenatore della Fiorentina, Cesare Prandelli. Il mister dei viola aveva abbandonato, tre anni fa, la Roma proprio per stare vicino alla sua amata Manuela, ricaduta nel male che l'aveva colpita nel 2000. Oggi è un giorno di lutto per il calcio. Il mondo del pallone, ma non solo, glielo deve. Non tanto perchè Cesare è una delle poche persone perbene che abitano quel mondo, quanto per il suo coraggio e la sua limpidezza morale. Dobbiamo ringraziarlo quest'uomo che ci ha dimostrato come sul campo e nella vita occorra avere sempre la forza di lottare e la capacità di continuare a credere e sperare, nonostante tutto. Ecco, l'esempio di mister Prandelli sta tutto nella consapevolezza di capire che le lusinghe del successo si fermano sull'uscio della dignità e del rispetto, innanzitutto per se stessi. E', questa, una qualità che non si mette sotto contratto, sia pure miliardario, perchè costituisce l'essenza stessa di quella cosa bella e dolorosa, difficile e appagante, che si chiama essere uomini.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-3215684695210878792?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/3215684695210878792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=3215684695210878792' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3215684695210878792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3215684695210878792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/essere-uomini.html' title='Essere uomini'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-2230322888035104814</id><published>2007-11-25T23:43:00.000+01:00</published><updated>2007-11-26T00:10:02.547+01:00</updated><title type='text'>Un altro calcio è possibile</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' successo a Foggia, durante la partita fra la squadra locale e il Novara. La punizione assegnata dall'arbitro alla squadra piemontese non c'era. Proteste dei padroni di casa perchè il direttore di gara è caduto in errore. E allora che fanno i giocatori della squadra avversaria, evidentemente accortisi del pasticcio arbitrale? Sbagliano apposta la battuta. Questa cosa nella vita di tutti i  giorni si chiama lealtà, nel mondo del pallone si chiama invece fair-play, ma il risultato non cambia. Ovviamente il Novara, che aveva una grande possibilità di portarsi in vantaggio, non fa goal (la partita, tra l'altro, finisce 0-0). Fa però qualcosa di più e di meglio di una rete. Strappa un applauso da parte del pubblico e dei giocatori foggiani. Ma soprattutto ci costringe a credere che, forse, un altro calcio è possibile. Qui e ora. Davvero.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-2230322888035104814?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/2230322888035104814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=2230322888035104814' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2230322888035104814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2230322888035104814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/un-altro-calcio-possibile.html' title='Un altro calcio è possibile'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-2452173086282946475</id><published>2007-11-24T20:03:00.001+01:00</published><updated>2007-11-24T21:49:40.372+01:00</updated><title type='text'>L'orgoglio delle donne</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un'italiana su tre è vittima di violenza. E la stragrande maggioranza degli abusi avvengono per mano di familiari e parenti. Le donne sono scese oggi in piazza a Roma in tantissime, nonostante una giornata capricciosa, per denunciare questo triste primato e per chiedere una legge che le tuteli di più. Putroppo però non basta. Come ogni fenomeno grave e complesso, il tema richiede un profondo lavoro di cesello sulla cultura e sulla mentalità. E richiede un grande scatto di fiducia nei confronti delle donne, la cui presenza nei gangli vitali del Paese è inversamente proporzionale alle loro capacità, al loro impegno, alla loro generosità. Molto spesso è sulle spalle delle donne il peso di situazioni difficili. E molto spesso sono le donne a dover pagare le scelte di un uomo. Con la manifestazione di oggi (organizzata da tantissime associazioni in occasione del giorno dedicato dall'Onu appunto alla violenza contro le donne), bella, colorata, vivace, piena di orgoglio e di dignità, abbiamo finalmente capito che le donne in questo Paese ci sono e vogliono un ruolo all'altezza delle loro aspettative. Le donne hanno fatto capire a noi maschietti che se non diamo spazio, saranno loro alla fine a prenderselo. Per provare a cambiarlo davvero questo mondo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-2452173086282946475?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/2452173086282946475/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=2452173086282946475' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2452173086282946475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2452173086282946475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/lorgoglio-delle-donne.html' title='L&apos;orgoglio delle donne'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-3457060096382869447</id><published>2007-11-22T19:50:00.001+01:00</published><updated>2007-11-22T20:39:46.937+01:00</updated><title type='text'>L'insostenibile inciviltà dell'essere (leghista)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qualche giorno fa era assurto agli onori della cronaca per aver emesso un'ordinanza con la quale si impediva la residenza nella sua cittadina a chi non possedeva un'abitazione "decente", un lavoro (forse anche questo decente, non si sa) e un reddito minimo. Oggi il sindaco del decreto anti-migranti è comunque finito sui giornali. Ma per un altro motivo: la magistratura vuole vederci chiaro in questa faccenda. E per intanto gli ha inviato un avviso di garanzia per il reato di "usurpazione di funzione pubblica". Detto in soldoni, il primo cittadino di Cittadella, nel Veneto, un leghista degno epigono di Gentilini e Calderoli, non può sostituirsi alla polizia. Non ancora. Per lo meno fino a quando non vincerà  il razzismo (velato o meno che sia) e non verrà abrogata la Costituzione. Purtroppo per  il sindaco-sceriffo qui da noi ancora resiste una parvenza di senso della solidarietà e dell'accoglienza. Quanto alla Carta, beh, ci hanno provato, i lumbard, a farla a pezzi, ma i cittadini italiani non hanno ascoltato le sirene di chi sotto le spoglie del nuovo e del nuovismo nascondeva la stessa idiosincrasia di sempre per il viver civile e democratico.  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-3457060096382869447?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/3457060096382869447/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=3457060096382869447' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3457060096382869447'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3457060096382869447'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/linsostenibile-incivilt-dellessere.html' title='L&apos;insostenibile inciviltà dell&apos;essere (leghista)'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-1402443030242649266</id><published>2007-11-20T19:53:00.000+01:00</published><updated>2007-11-20T21:17:22.160+01:00</updated><title type='text'>Il principe e i princìpi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I Savoia vogliono il risarcimento per i danni morali subiti per i 54 anni di esilio. E c'è di più: gli ex reali d'Italia, oltre a 260 milioni di euro (calcolati senza contare gli interessi) vogliono indietro anche i beni confiscati dallo Stato all'atto della nascita della Repubblica. No, non è una barzelletta. La richiesta, Vittorio Emanuele e famiglia, l'hanno inviata ufficialmente al premier Prodi e al presidente Napolitano. Ma il governo alla perentoria istanza avrebbe risposto altrettanto duramente che non solo le reali corone torinesi non avranno un soldo, ma dovranno essere loro a pagare in moneta sonante per le sciagurate scelte dell'allora Regno di Italia. Tre su tutte: l'appoggio ventennale al fascismo, le leggi razziali e la guerra a fianco di Hitler. Ma se anche la Storia non bastasse per deplorare una richiesta di questo tipo, ci sono poi gli atteggiamenti a dir poco penosi dell'ex principe una volta ritornato in Italia: le intercettazioni pubblicate sui maggiori quotidiani del Paese mostrano, al di là dei possibili risvolti penali, uno spaccato dello squallore e dell'ipocrisia di un certo mondo. Certo in questa Italia di frizzi e lazzi non ci si può stupire più di niente. Eppure questa storia (rigorosamente con la minuscola) è maledettamente simbolica. Perchè dimostra ancora una volta quanto i valori repubblicani sanciti dalla Costituzione siano diventati estranei alla società di oggi. Bisognerebbe chiedersi il perchè. Ma la risposta, da un pò di tempo a questa parte, soffia nel vento del cinismo politico e dell'indifferenza civile.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-1402443030242649266?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/1402443030242649266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=1402443030242649266' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/1402443030242649266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/1402443030242649266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/il-principe-e-i-princpi.html' title='Il principe e i princìpi'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-3556257936634826945</id><published>2007-11-17T23:44:00.001+01:00</published><updated>2007-11-20T21:19:15.503+01:00</updated><title type='text'>I ricchi e poveri non cantano più</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' sempre più allarme clima. Un'ulteriore conferma arriva dal gruppo intergovernativo di esperti sul cambio climatico, il cosiddetto Ipcc. Questo organismo internazionale sostiene che per il surriscaldamento sono a rischio estinzione circa un terzo delle specie animali e vegetali del pianeta. Intanto, in Bangladesh un ciclone ha provocato oltre 2000 vittime. Ed è solo l'ultima delle tragedie che capitano quando alla natura impazzita si mischia il disastroso comportamento dell'uomo. Sembra essere, il nostro, il tempo nel quale sta avvenendo la saldatura tra rottura dell'equilibrio geofisico e crisi di un sistema economico basato su uno sviluppo irrazionale e diseguale. Giornali e tv se ne occupano troppo poco, persi come sono nelle cronache dell'ultimo delitto di provincia. Eppure, la questione climatica sta diventando, anzi già lo è, la questione del secolo. Perchè è il nodo su cui si gioca il futuro di tutti. I partiti politici dovrebbero non soltanto essere più sensibili all'argomento, ma essere capaci di indicare soluzioni, scenari, prospettive. Ma gran parte della classe dirigente politica, soprattutto quella italiana, pensa che tutelare e valorizzare l'ambiente significhi piantare un seme in più nel proprio giardino. Perchè, in fondo, quando si tratta di affrontare il tema dei ricchi e poveri, a loro viene in mente qualche motivetto dei cantanti che facevano faville negli anni 80.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-3556257936634826945?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/3556257936634826945/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=3556257936634826945' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3556257936634826945'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3556257936634826945'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/i-ricchi-e-poveri-non-cantano-pi.html' title='I ricchi e poveri non cantano più'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-7894729143250479714</id><published>2007-11-16T20:01:00.000+01:00</published><updated>2007-11-16T23:44:25.168+01:00</updated><title type='text'>La medaglia di Ilaria e Miran</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il presidente Napolitano ha assegnato la medaglia d'oro al valor civile alla memoria a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Per le famiglie dei due giornalisti uccisi tredici anni fa a Mogadiscio, per gli amici e i colleghi è una buona notizia. Non sufficiente però. Perchè a distanza di tanto tempo ancora non è chiara la verità sulla loro morte. Iliaria e Miran avrebbero scoperto l'esistenza di traffici illeciti che coivolgevano anche altissime personalità istituzionali. E per questo avrebbero trovato la morte il 20 marzo del 1994. La magistratura italiana ha cercato di far luce sui fatti ma non è riuscita nemmeno a condannare gli esecutori materiali. Per non parlare dei mandanti. Oggi lo Stato italiano rende ai due giornalisti un pezzo di onore. Quello stesso onore perso non tanto e non solo nell'impotenza della magistratura, quanto nelle secche di una commissione d'inchiesta che non ha voluto scavare fino in fondo nelle trame occulte e nei segreti inconfessabili.  La medaglia deve spingere coloro i quali in tutti questi anni - per primi la mamma e il papà di Ilaria -hanno combattuto per la verità e la giustizia ad andare avanti con più vigore. E deve spingere le istituzioni a intraprendere con decisione la via della trasparenza. Perchè la storia di Ilaria e Miran non resti mai più accatastata nel retrobottega dei tanti misteri italiani, perchè di loro non resti che una medaglia usurata dal tempo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-7894729143250479714?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/7894729143250479714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=7894729143250479714' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/7894729143250479714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/7894729143250479714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/la-medaglia-di-ilaria-e-miran.html' title='La medaglia di Ilaria e Miran'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-6845668450283737628</id><published>2007-11-15T23:38:00.001+01:00</published><updated>2007-11-16T00:12:06.653+01:00</updated><title type='text'>La vittoria della legge</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'Onu ha detto sì alla moratoria sulla pena di morte. E' una vittoria per l'Italia e per il suo governo, che ha portato avanti fin dall'inizio questa battaglia per nulla facile. Tanti gli ostacoli, troppe le resistenze e moltissimi gli interessi sul cammino di questa decisione. Si tratta però soltanto di un primo passo verso la completa abolizione dell'esecuzione capitale come forma estrema di sanzione. Verso la piena consapevolezza che una vera giustizia non ha bisogno della morte del reo, ma del suo recupero sulla via della socialità. Insomma, con il voto di oggi è stato compiuto finalmente un atto di civiltà in un tempo scandito dalla barbarie di guerre, terrorismo, violenze di Stato. Un gesto di razionalità capace di mettere al centro la politica e i suoi valori più profondi. Ma soprattutto un gesto capace di mettere in crisi la falsa certezza di una società che si vuole dominata dalla sfiducia nel prossimo. Una società che, al contrario, ha bisogno di recuperare il senso più alto della legge come fattore di garanzia per tutti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-6845668450283737628?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/6845668450283737628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=6845668450283737628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6845668450283737628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6845668450283737628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/la-vittoria-della-legge.html' title='La vittoria della legge'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-5341689000930434857</id><published>2007-11-14T19:45:00.000+01:00</published><updated>2007-11-14T20:46:21.202+01:00</updated><title type='text'>Valigie di speranza</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I dati prodotti dallo Svimez parlano chiaro: negli ultimi dieci anni si è quadruplicato il numero di coloro che - in particolar modo i giovani - emigrano alla ricerca di lavoro, spostandosi soprattutto da Sud a Nord. Insomma, è sempre la stessa storia. Anzi, si tratta delle stesse storie di sempre. Storie che parlano di sogni chiusi in valigie di speranza. Con la differenza, rispetto al passato, che oggi i meridionali portano con sè qualità professionale e spessore culturale al passo con i tempi. E questo brucia ancora di più, perchè ciò dimostra come, malgrado possa contare su un capitale di competenze e di esperienze di tutto rispetto, il nostro Sud patisca ancora una condizione di arretratezza e di degrado. E resti, mutatis mutandis, il Meridione di cinquanta o cento anni fa. Uguale a se stesso: con i vicerè che gozzovigliano mentre l'ultimo treno, stracarico di vesti usate e valigie di cartone, lascia la città tra lacrime e promesse.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-5341689000930434857?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/5341689000930434857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=5341689000930434857' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/5341689000930434857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/5341689000930434857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/valigie-di-speranza.html' title='Valigie di speranza'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-4023988833275902623</id><published>2007-11-13T21:39:00.000+01:00</published><updated>2007-11-13T22:51:41.040+01:00</updated><title type='text'>Morti bianche, lavoro nero</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il sito articolo21.info riporta i dati Inail riguardo alle morti sul lavoro. Ebbene, gli stranieri che più ci lasciano la pelle - sui cantieri della nostra Italia - sono i rumeni. Quanto agli infortuni, i lavoratori rumeni si piazzano al terzo posto. Insomma, è questa la fotografia più cruda della realtà, al di là della speculazione politica su fatti di cronaca e del rigurgito di fascismo degli ultimi tempi. Una parte di fotografia, a dire la verità. L'altra, infatti, è riempita dai dati del ministero del Lavoro, secondo cui i precari nel nostro Paese sono circa tre milioni, il 12 per cento della forza lavoro. Una realtà che ci parla oggi, come ieri, di sfruttamento, di insicurezza (guarda un pò), di povertà. Che ci fa capire bene in che modo venga considerato oggi il lavoro. Ossia, meno di niente. Eppure una volta il lavoro era, per un uomo, lo strumento per emanciparsi, per crescere, per acquisire libertà. Una volta il lavoro aveva una dignità, univa le persone, le faceva sentire parte di un progetto più grande. Sulla questione del lavoro nascevano partiti, si conducevano battaglie politiche e sociali, si confrontavano le generazioni. Una volta, il lavoro voleva dire sperare di migliorare le proprie condizioni di vita personali e la società in cui si viveva. Lavorare significava sacrificarsi per costruire qualcosa di certo. E oggi? Tutto finito, scomparso, negato. E cosa resta di quella stagione lo si legge nell'impotenza di un padre che soffre le inquietudini del figlio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-4023988833275902623?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/4023988833275902623/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=4023988833275902623' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4023988833275902623'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4023988833275902623'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/morti-bianche-lavoro-nero.html' title='Morti bianche, lavoro nero'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-3921067348500707946</id><published>2007-11-12T19:43:00.000+01:00</published><updated>2007-11-12T20:16:08.268+01:00</updated><title type='text'>Dramma a cielo aperto</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 12 novembre fa venire in mente due date importanti. La tragedia di Nassiriya e la morte di Arafat. Due fatti che di per sè non sono legati. Che suscitano sentimenti diversi. Che appartengono a memorie differenti. Ma che ci rimandano allo stesso problema: il nodo mediorientale. Un "dramma a cielo aperto" che nessuno fino ad ora, nè la diplomazia nè la guerra nè il terrorismo, ha saputo risolvere. Eppure la questione del medioriente è centrale rispetto alla speranza o quanto meno alla possibilità di costruire un mondo più pacifico, giusto e libero. Perchè se il sangue, la terra e la cultura diventano, non elementi di prevaricazione e di odio, ma occasioni di crescita dell'identità individuale e collettiva, allora il passo decisivo verso la piena consapevolezza dell'essenza umana sarà compiuto. Per adesso, è la solita cieca litania di violenza e di morte. Come se la lezione della Storia non avesse insegnato abbastanza che uccidendo un uomo si uccide anche il proprio futuro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-3921067348500707946?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/3921067348500707946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=3921067348500707946' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3921067348500707946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3921067348500707946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/dramma-cielo-aperto.html' title='Dramma a cielo aperto'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-8097697623995447996</id><published>2007-11-11T18:40:00.000+01:00</published><updated>2007-11-12T00:28:41.415+01:00</updated><title type='text'>Agnelli sacrificali</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi non si può non parlare del tifoso ammazzato, dopo una rissa con altri ragazzi, da un colpo sparato da un poliziotto. Ancora un morto di calcio. La dinamica dei fatti allo stato non è ancora chiarita, ma che importa a questo punto? Mentre in tv partono le solite chiacchiere su responsabilità di questo o di quello, sugli stadi non a norma, sulla violenza che il calcio non può più accettare e via di questo passo, resta non solo la tragedia incomprensibile e assurda di una vita bruciata per una passione, ma le false facce stupite di chi non sa (o molto spesso fa finta di non capire) che aizzare a tutte le ore per tutto l'anno alla violenza, alla polemica pretestuosa, alla prevaricazione come stile di vita e anche al chiacchiericcio stupido, non porta che a questo esito. Cosa è diventato il calcio oggi ce lo spiegano ogni giorno, tra gli altri, i cosiddetti addetti ai lavori pagati per costruire in tv diverbi ad arte. Gli stessi pronti, con il loro sguaiato bla-bla, a fare la morale della domenica salvo poi passare all'incasso dell'ipocrisia il lunedì successivo. In questa storia non ci sono innocenti, solo agnelli sacrificali destinati ad essere dimenticati al prossimo spot pubblicitario.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-8097697623995447996?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/8097697623995447996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=8097697623995447996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8097697623995447996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8097697623995447996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/agnelli-sacrificali.html' title='Agnelli sacrificali'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-3477116155460186033</id><published>2007-11-10T23:07:00.000+01:00</published><updated>2007-11-10T23:39:36.480+01:00</updated><title type='text'>Libero Futuro per Palermo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Libero Futuro. Così si chiama la prima associazione antiracket di Palermo presentata oggi nel corso di una manifestazione al Teatro Biondo del capoluogo siciliano. L'associazione prende il nome di   Libero Grassi, il commerciante ammazzato dalla mafia nel 1991 perchè si era opposto al ricatto del pizzo. L'evento è stato un vero successo: moltissimi imprenditori e commercianti hanno preso parte all'iniziativa insieme a centinaia di cittadini e giovani. Insomma, la cosiddetta società civile dà segni di risveglio. E' di qualche mese fa la decisione della Confindustra locale, rilanciata poi anche da Montezemolo, di inserire nel codice etico dell'organizzazione di categoria degli imprenditori le sanzioni - fino all'espulsione - per chi paga e non denuncia. E le forze dell'ordine e i magistrati dicono che, rispetto a qualche tempo fa, sono aumentati gli imprenditori e i commercianti che si rivolgono allo Stato e confidano nella legge. Certo si tratta di segnali ancora troppo flebili. La paura e l'omertà sono ancora diffuse. Però non si può non ammettere che la cattura del boss di Palermo Lo Piccolo abbia aperto una feritoia nella cappa mafiosa che opprime la città.  Non è ancora la primavera di Palermo, quella della politica che risorgeva, dei lenzuoli appesi ai balconi e di un popolo che rialzava la testa. Non è ancora "il fresco profumo della libertà" per dirla con le parole struggenti di Paolo Borsellino. Eppure fatti come quelli di oggi dimostrano che la speranza è ancora viva e che "il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità" non è un destino e nemmeno una condanna da espiare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-3477116155460186033?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/3477116155460186033/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=3477116155460186033' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3477116155460186033'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3477116155460186033'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/libero-futuro-per-palermo.html' title='Libero Futuro per Palermo'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-3291713293231756940</id><published>2007-11-09T19:57:00.000+01:00</published><updated>2007-11-09T22:54:22.505+01:00</updated><title type='text'>L'alfabeto della democrazia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bella l'idea di un parroco di Treviso di concedere alle preghiere dei musulmani i locali della chiesa per una volta la settimana. Si tratta di un gesto che può anche apparire eccentrico eppure ha una valenza da non sottovalutare. Soprattutto in un tempo in cui scarseggiano i ponti della pace e in cui non sempre si affermano le ragioni del dialogo. E soprattutto perchè questa idea viene partorita laddove è nato, cresciuto e prosperato il volto più crudo del leghismo. E' bello pensare che finalmente di Treviso non si parla per le  truculente trovate dell'uomo forte della città, ovvero l'ex sindaco ora prosindaco Gentilini. E si riaccende la speranza ogni volta che qualcuno cerca di rompere la monotonia dei luoghi comuni. Ogni volta che qualcuno alla logica del pregiudizio risponde con l'alfabeto della democrazia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-3291713293231756940?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/3291713293231756940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=3291713293231756940' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3291713293231756940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3291713293231756940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/lalfabeto-della-democrazia.html' title='L&apos;alfabeto della democrazia'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-8729735627185290948</id><published>2007-11-08T20:03:00.000+01:00</published><updated>2007-11-09T00:20:50.606+01:00</updated><title type='text'>Stazzema, giustizia e verità</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Cassazione ha confermato gli ergastoli per alcune SS che hanno compiuto l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema. La giustizia dei tribunali si aggiunge così al ripudio morale che la storia ha già adottato nei confronti del nazismo. Sono passati sessantatre lunghissimi anni. Anni di dolore per i familiari delle vittime ovviamente, ma anche per la coscienza civile del nostro Paese. Perchè la vicenda delle stragi nazi-fasciste è costellata di episodi inquietanti. Episodi che parlano di "armadi della vergogna" dove la verità per tanto tempo è stata sacrificata sull'altare di un malinteso realismo politico. Episodi che parlano di ipocriti o maldestri oppure solo incoscienti tentativi di utilizzare lo strumento del revisionismo storico per minimizzare responsabilità e per sporcare il quadro entro cui i fatti avvennero. Con la decisione di oggi anche l'alto tempio della giustizia statale ha certificato in maniera indelebile i nomi e i cognomi di coloro che annegarono nell'abisso dell'anti-umanità, consegnando così, in modo solenne, alla quotidianità del nostro vivere civile un elemento essenziale per coniugare la memoria con il futuro. In molti dicono, giustamente, che la sentenza arriva troppo tardi. Ma in un tempo, come quello che si sta vivendo, in cui riemergono dalle fogne della storia vecchie parole d'ordine e tristi bandiere, stabilire un punto fermo è necessario. Può essere fragile, simbolico quanto si vuole. Inutile, però, quello no, non può esserlo. Non lo sarà mai.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-8729735627185290948?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/8729735627185290948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=8729735627185290948' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8729735627185290948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8729735627185290948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/stazzema-giustizia-e-verit.html' title='Stazzema, giustizia e verità'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-4696159324788856216</id><published>2007-11-07T19:49:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T11:48:08.096+01:00</updated><title type='text'>La (lunga) marcia di Benazir</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Benazir Bhutto ha deciso: guiderà una marcia di protesta da Lahore a Rawalpindi il prossimo 13 novembre se il presidente Pervez Musharraf non abbandonerà il comando delle forze armate. L'ex premier e attuale leader dell'opposizione democratica in Pakistan vuole così lanciare un messaggio al mondo sulla difficile situazione del suo Paese. Il Generale, numero uno del regime di Islamabad, ha dichiarato lo stato d'emergenza, ha abolito la Costituzione e fatto arrestare alcuni esponenti dell'opposizione. Centinaia di migliaia di pakistani sono già scesi nelle piazze per contrastare il rischio dell'instaurazione di una vera e propria dittatura militare. E intanto il Paese diventa sempre più terreno fertile per i gruppi terroristici islamici legati ad Al Quaeda. Nel giorno del suo ritorno dall'esilio qualche settimana fa, la Bhutto è rimasta illesa in un attentato degli integralisti che ha provocato la morte di circa cento persone. La marcia della leader democratica pakistana è, dunque, un grido gettato nello stagno della realpolitik occidentale. Un urlo capace di spezzare il tragico rosario di guerra e terrorismo che opprime da sempre il suo coraggioso popolo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-4696159324788856216?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/4696159324788856216/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=4696159324788856216' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4696159324788856216'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4696159324788856216'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/la-lunga-marcia-di-benazir.html' title='La (lunga) marcia di Benazir'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-4037403622446156880</id><published>2007-11-06T20:29:00.000+01:00</published><updated>2007-11-06T23:14:50.162+01:00</updated><title type='text'>Amico della libertà</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Avevamo ancora bisogno di Enzo Biagi. Forse ora più che mai. Ci mancherà il suo sguardo disincantato sulle cose e i personaggi del mondo, il suo descrivere leggero (eppure profondo) fenomeni epocali e debolezze degli uomini, piccoli fatti della quotidianità e immortali gesta dei popoli. Sempre cogliendo lo spirito dei tempi. Ci mancherà  Enzo Biagi. E ci mancheranno i suoi racconti della nostra Italia sempre sospesa tra cinismo e solidarietà, in bilico tra paura e coraggio.  L'Italia dei mille paesi e l'Italia delle metropoli, l'Italia della speranza e quella della memoria: ecco il Paese che raccontava Enzo attraverso la Rai o i giornali. L'Italia capace di grandi gesti come al tempo della Resistenza e quella ipocrita e machiavellesca delle stragi e della violenza politica. E poi l'Italia del danaro facile e della disinvoltura morale che lascia il passo a quella della mediocrità al potere e del conformismo imperante. Ci mancherà Enzo Biagi, cronista amico della verità, partigiano fedele alla libertà.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-4037403622446156880?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/4037403622446156880/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=4037403622446156880' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4037403622446156880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4037403622446156880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/amico-della-libert.html' title='Amico della libertà'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-4873683347115660147</id><published>2007-11-02T15:38:00.000+01:00</published><updated>2007-11-02T16:29:43.943+01:00</updated><title type='text'>L'eredità di Don Oreste</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;E' morto Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Una vita, quella di Don Benzi, dedicata evangelicamente agli ultimi. Immigrati, prostitute, tossicodipendenti, malati di Aids, quante battaglie ha combattuto Don Oreste. Quante notti spese per strada a parlare con le ragazze strappate alle loro terre - l'Est europeo, la Nigeria - per convincerle a spezzare un destino fatto solo di sfruttamento e di schiavitù. A quante ragazze e a quanti ragazzi ha fatto capire che con la droga non c'è libertà nè dignità. Per quanti malati dei mali della nostra società ha avuto una parola di conforto e di speranza. Don Oreste parlava a noi e alle nostre coscienze distratte subito pronte a puntare il dito contro il prossimo, parlava di noi e della nostra superficialità, della nostra arroganza, della nostra supponenza. Don Oreste, come tante persone di buona volontà, valorizzava ciò che la nostra società scarta. Ci invitava a guardarci allo specchio prima di giudicare l'Altro, Don Oreste. E scoprire, così, che non siamo poi così diversi dall'Altro che vogliamo fuori dalla nostra colpevole vista. E' questa l'eredità semplice ma esplosiva dell'impegno di Don Oreste.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-4873683347115660147?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/4873683347115660147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=4873683347115660147' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4873683347115660147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4873683347115660147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/leredit-di-don-oreste.html' title='L&apos;eredità di Don Oreste'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-7225483752517895455</id><published>2007-11-01T14:37:00.000+01:00</published><updated>2007-11-01T15:29:09.932+01:00</updated><title type='text'>Il barbaro e l'ipocrisia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La tragedia della donna massacrata a Roma da un giovane rumeno martedì scorso resta in primo piano sui giornali e in tv. Lunghi servizi per descrivere chi è la vittima - ora in coma - o la personalità del carnefice - ora per fortuna in carcere grazie soprattutto alla testimonianza di una connazionale dell'uomo -, telecamere in faccia al primo che passa e microfono in bocca al vicino di casa. Intanto, la politica apre il dibattito sull'opportunità o meno che la Romania faccia parte dell'Unione Europea. Dicono che dopo la vicenda accaduta a Tor di Quinto non si può più stare a guardare, bisogna assolutamente agire. Il governo ha anticipato l'entrata in vigore di alcune misure in merito alle espulsioni varate appena il giorno prima, l'opposizione sostiene che non è sufficiente, ci vuole ben altro. Insomma, tutto secondo copione, all'insegna dell'allarmismo e della propaganda. Ma anche di una visione emergenziale e non razionale dei problemi. Nel caotico rincorrersi di grida concitate e di indignazioni ad orologeria nessuno che ci spieghi davvero perchè l'orrore e la violenza si sono impadronite delle nostre città, senza tirar fuori sempre la storia dello straniero barbaro. Perchè le città sono ormai diventate il campo di battaglia dove si scontrano le nostre paure, i nostri rancori, la nostra indifferenza. Perchè resistiamo ad ammettere che ciò che abbiamo costruito è l'esito delle nostre scelte. Scelte spesso rivelatesi cambiali di ipocrisia firmate per un tozzo di benessere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-7225483752517895455?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/7225483752517895455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=7225483752517895455' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/7225483752517895455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/7225483752517895455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/11/il-barbaro-e-lipocrisia.html' title='Il barbaro e l&apos;ipocrisia'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-2845860649098033095</id><published>2007-10-29T23:36:00.000+01:00</published><updated>2007-10-30T00:44:28.886+01:00</updated><title type='text'>Politica buona scaccia moneta cattiva</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il costo della vita aumenta? Non è colpa dell'euro. A pensarla così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Che, dopo anni di polemiche, condotte nel nostro Paese soprattutto (anzi esclusivamente) dalla destra, ha finalmente sfatato il mito negativo della moneta unica come responsabile dell'impoverimento dei cittadini. Per il presidente ben altre sono le ragioni del rincaro dei prezzi che rende difficile la vita a milioni di famiglie italiane. Ragioni che attengono tutte alla precaria struttura economica del Belpaese. Infatti, nota con molto buon senso il capo dello Stato, in molti altri  Paesi dell'Unione europea l'introduzione dell'euro non ha portato ad alcun rincaro. Insomma, l'Italia non può scaricare altrove responsabilità e compiti che le spettano direttamente. L'euro comunque resta uno strumento necessario nel mondo di oggi ma non sufficiente. Senza un'azione politica forte, efficace ed efficiente, verso l'integrazione anche la moneta unica può rivelarsi elemento che perpetua vecchie diseguaglianze e ne produce sempre nuove. E senza una volontà politica - legittimata democraticamente - capace di indirizzare i processi economici si corre il rischio di deprimere l'istintivo sentimento comunitario che da sempre abita il cuore e la cultura del popolo italiano.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-2845860649098033095?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/2845860649098033095/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=2845860649098033095' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2845860649098033095'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/2845860649098033095'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/10/politica-buona-scaccia-moneta-cattiva.html' title='Politica buona scaccia moneta cattiva'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-3994732378580149944</id><published>2007-10-28T23:37:00.001+01:00</published><updated>2007-10-29T11:42:05.593+01:00</updated><title type='text'>I fantasmi del Mediterraneo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fuggivano per non morire di fame, di stenti, di guerra, di ingiustizia. E invece la fame, gli stenti, la guerra e le ingiustizie li hanno inseguiti fino alle rive italiane. Vecchi barconi, carichi  all'inverosimile, non ce l'hanno fatta a reggere il peso della loro voglia di riscatto. Troppo fragili per sostenere la forza del loro sogno. Così sono morte altre sedici persone, sedici cosiddetti clandestini, come siamo abituati a chiamarli, in due di quelli che  vengono chiamati sbrigativamente viaggi della speranza. E' successo in Calabria e in Sicilia. Viene da pensare alle loro storie, alla loro capacità di immaginare nonostante tutto un futuro meno amaro, nel momento in cui non sappiamo ancora con esattezza quanti disperati avrà inghiottito il mare. Viene da pensare a chi ci specula su, a chi fa della povertà un commercio. Ma viene da pensare anche a chi, da noi, vorrebbe ributtarli in acqua o rispedirli immediatamente nei loro Paesi. Viene da pensare. Pensare. Perchè i fantasmi del Mediterraneo interpellano la nostra coscienza. Sono il buco nero della nostra anima. Il cono d'ombra di una civiltà che insiste a definirsi tale mentre tutto intorno trionfa la barbarie.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-3994732378580149944?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/3994732378580149944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=3994732378580149944' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3994732378580149944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3994732378580149944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/10/i-fantasmi-del-mediterraneo.html' title='I fantasmi del Mediterraneo'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-3769586649789869138</id><published>2007-10-27T22:42:00.000+02:00</published><updated>2007-10-28T01:52:30.912+02:00</updated><title type='text'>Imprenditor salva te stesso</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Da dodici anni il Paese non è governato". Parola di Luca di Montezemolo. Il presidente della Confindustria se la prende con la politica tutta perchè incapace di fare le "riforme" necessarie allo sviluppo. Per lui, sia la destra che la sinistra, paralizzate dai veti incrociati, hanno perso le loro occasioni di governo in interminabili dispute, senza arrivare a decisioni di fondo per il Paese. Insomma, dal leader degli industriali arriva un duro colpo di frusta alla classe politica del Paese. L'ennesimo, per la verità. Di questi tempi, in realtà, sparare a palle incatenate sulla politica è molto facile. Gran parte delle mancanze, dei difetti, delle debolezze, delle ingenuità ma anche delle furbizie e dell'approssimazione dei politici, tutte cose di cui parla Montezemolo sono le stesse di cui si lamentano molti cittadini. Ma ciò che il patron della Fiat e della Ferrari non dice è che il "cahiers de doleance" con molta facilità rinfacciato alla classe politica riguarda più di quanto egli non creda anche la classe imprenditoriale. La crisi che stiamo vivendo infatti chiama in causa l'intera classe dirigente del Paese. Quindi anche gli industriali che Luca Cordero rappresenta al massimo livello. Tutti, ovviamente a seconda del ruolo, condividono le stesse responsabilità. A meno che Montezemolo non voglia indicare nell'azienda un'inedita riserva di virtù da contrapporre alla cosiddetta politica politicante. Ma, ahimè, arriva tardi. Ci ha già provato l'uomo del "ghe pensi mi". E per ora basta e avanza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-3769586649789869138?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/3769586649789869138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=3769586649789869138' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3769586649789869138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/3769586649789869138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/10/imprenditor-salva-te-stesso.html' title='Imprenditor salva te stesso'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-877823810810024151</id><published>2007-10-26T20:03:00.000+02:00</published><updated>2007-10-26T23:21:44.254+02:00</updated><title type='text'>Negli occhi di un precario</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo il Papa, anche il Governatore della Banca d'Italia ha lanciato l'allarme sulla precarietà del lavoro. Se Benedetto XVI aveva parlato delle nuove forme di lavoro dominanti come contrarie al senso di dignità che un uomo non dovrebbe mai perdere (o calpestare, dipende dai punti di vista), Mario Draghi - da uomo di economia quale è - le ha elevate a fattore che impedisce lo sviluppo di un sistema di mercato dinamico. Certo, si tratta di motivazioni diverse che partono da punti di partenza differenti. Ma approdano alla medesima conclusione: lo status quo non va bene. E per capirlo basta guardarsi attorno e vedere la vita che fanno i nostri figli, i nostri amici, i nostri fratelli. Basta osservare i loro volti per carpirne le speranze, le delusioni e la voglia, dopo tutto, di resistere e andare avanti. Basta guardarli negli occhi, i giovani. Se la Chiesa definisce questo stato di cose immorale e il tempio dell'economia nazionale dice che è anche anti-economico, la politica non può più venir meno alle sue responsabilità. Deve tornare ad essere capace di sostenere lo sguardo delle ragazze e dei ragazzi di questo Paese.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-877823810810024151?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/877823810810024151/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=877823810810024151' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/877823810810024151'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/877823810810024151'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/10/negli-occhi-di-un-precario.html' title='Negli occhi di un precario'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-6630028625508445904</id><published>2007-10-25T23:29:00.000+02:00</published><updated>2007-10-26T01:12:54.850+02:00</updated><title type='text'>Giustizia in conto terzi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ci sarà alcuna sentenza per Mario Lozano. La Corte di Assise di Roma ha deciso infatti che il militare americano che ha sparato e ucciso Nicola Calipari nei pressi dell'aeroporto di Baghdad, in occasione della liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, non potrà essere processato in Italia per "difetto di giurisdizione". Una cattiva notizia. Perchè, al di là dei vincoli legati al rispetto degli accordi internazionali,  forse era necessario arrivare a stabilire un minimo di verità su un episodio tanto controverso. E, si sa, l'Italia di fatti "controversi" (come stragi, omicidi politici, tentati golpe) ne ha vissuti tanti, troppi.  Apprendere che una cinica ragion di Stato, seppur declinata in modo diverso, ha avuto ancora una volta la meglio sul bisogno di giustizia è un segnale sconfortante per la nostra democrazia. Chissà, forse il milite Usa sarà giudicato altrove. Altri - speriamo - faranno giustizia per noi. Ma non sarà la nostra. Perchè la giustizia non si fa per conto terzi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-6630028625508445904?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/6630028625508445904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=6630028625508445904' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6630028625508445904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/6630028625508445904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/10/la-giustizia-in-conto-terzi.html' title='Giustizia in conto terzi'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-8509835527339488680</id><published>2007-10-24T19:48:00.000+02:00</published><updated>2007-10-25T00:55:10.047+02:00</updated><title type='text'>Il fiore (appassito) della libertà</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono passati dodici anni da quando è iniziata la detenzione di Aung San Suu Kyi, la leader dell'opposizione politica in Birmania. Migliaia di persone in tutto il mondo hanno partecipato a sit-in per celebrarne l'anniversario.  Bisogna continuare a fare pressione sul regime militare, sostengono i manifestanti, finchè l'eroina del popolo birmano non tornerà libera e in condizione di esprimere il suo dissenso. Tutti abbiamo ancora negli occhi le marce di protesta dei monaci buddisti. E tutti restiamo ancora oggi a bocca aperta di fronte alla crudele repressione nei confronti di chi - abituato alla preghiera e al silenzio - chiedeva solo libertà e democrazia. E lo faceva nel modo più semplice e dignitoso. Per giorni dentro a quei cortei lunghi e ordinati c'eravamo anche noi. Poi, come al solito, ci siamo voltati dall'altra parte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-8509835527339488680?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/8509835527339488680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=8509835527339488680' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8509835527339488680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8509835527339488680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/10/il-fiore-appassito-della-libert.html' title='Il fiore (appassito) della libertà'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-8928179027628081699</id><published>2007-10-23T23:53:00.000+02:00</published><updated>2007-10-24T19:42:14.832+02:00</updated><title type='text'>Due pesi, la stessa misura</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Duecentoventicinque anni di carcere per venticinque no-global. E' questa la richiesta formulata dai pm di Genova durante il processo per i fatti del G8. L'accusa: "Devastazione e saccheggio". Dunque, fatti due calcoli, sono in media circa nove anni di reclusione per ogni "sovversivo". Bene, perchè devastazione e saccheggio sono atti riprorevoli, giustamente sanzionati a dovere dal codice penale. E nove anni di galera sono infatti una pena severa. Tanto severa che assomiglia molto a quella data in occasione di una altro processo recentemente conclusosi, seppur in primo grado, ai danni di un potente esponente politico, braccio destro addirittura di un presidente del Consiglio. Un processo di cui hanno anche parlato (non molto, per la verità) giornali e tv. Allora però si trattava di favoreggiamento mafioso. Per essere più precisi, di concorso esterno in associazione mafiosa. Si trattava, cioè, di aiutare Cosa Nostra a mantenere e perpetuare il suo immenso potere. Nè più, nè meno. Ora, devastazione e saccheggio violano di certo il sacro principio della convivenza civile. Ma supportare l'anti-Stato nel dispiegamento dei suoi perversi disegni sulla società è qualcosa di molto più pericoloso. Perchè rappresenta la negazione stessa del patto sociale che ci fa stare insieme e in pace. Una democrazia che non coglie questa differenza è una democrazia distratta. O forse molto malata.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-8928179027628081699?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/8928179027628081699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=8928179027628081699' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8928179027628081699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8928179027628081699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/10/duecentoventicinque-anni-di-galera-per.html' title='Due pesi, la stessa misura'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-4574200621816510473</id><published>2007-10-22T19:42:00.000+02:00</published><updated>2007-10-24T23:46:43.033+02:00</updated><title type='text'>Ora e sempre mafia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La notizia è di oggi. Gli affari della mafia ammonterebbero a 90 miliardi di euro. Questi i risultati  di uno studio promosso dalla Confesercenti. Una cifra spaventosa, da far tremare i polsi, soprattutto se consideriamo lo stato del Paese. Un Paese, il nostro, sempre alle prese con nuove e vecchie difficoltà: la sperequazione economica fra Nord e Sud, il divario via via più crescente fra le classi sociali, la precarietà delle nuove generazioni e l'insicurezza dei meno giovani. Ebbene, in questo Paese dove si parla di crescita e si gestisce l'emergenza, dove si sogna lo sviluppo e - troppo spesso - si coltiva l'egoismo (sociale, economico, politico), l'unica azienda che prospera davvero è Cosa Nostra. Dicono: "Lo sapevamo". E' vero, ormai è diventato anche banale ripetere che la mafia ruba  la vita e il futuro. Ma ricordarlo, innanzitutto a se stessi, continua ad essere un esercizio utile. Perchè si muore di mafia. Ma anche di assuefazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-4574200621816510473?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/4574200621816510473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=4574200621816510473' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4574200621816510473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/4574200621816510473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/10/ora-e-sempre-mafia.html' title='Ora e sempre mafia'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3399453367438265371.post-8208479639121988250</id><published>2007-10-22T01:19:00.000+02:00</published><updated>2007-10-22T22:54:36.184+02:00</updated><title type='text'>Prologo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Inizio a scrivere questo diario che è notte fonda. Con mio fratello Ermanno abbiamo appena finito di metter su il blog. Ma è troppo tardi per scrivere qualcosa. Questo è solo un saluto. Domani vi racconterò di più su di me, su ciò che mi succede, su come la penso. E innanzitutto sul perchè ho scelto di dare questo titolo al blog. Ma potete facilmente immaginarlo se avete visto di recente un bellissimo film che parla del viaggio di un giovane uomo attraverso un continente devastato da ingiustizia, povertà e dittatura eppure ricco di umanità e di speranza. Quel continente è il Sudamerica di mezzo secolo fa. Quel giovane uomo sarebbe poi passato alla Storia con un soprannome che sa di tango argentino e di sigaro cubano...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3399453367438265371-8208479639121988250?l=giuseppepetrocelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/feeds/8208479639121988250/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3399453367438265371&amp;postID=8208479639121988250' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8208479639121988250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3399453367438265371/posts/default/8208479639121988250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppepetrocelli.blogspot.com/2007/10/prologo.html' title='Prologo'/><author><name>Giuseppe</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08243453704368776832</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
