giovedì 14 febbraio 2008

Il problema è "diverso"

Quattro ragazzi universitari, prossimi alla laurea, cercano una casa in affitto. Si rivolgono a un'agenzia, poi a una seconda, a una terza e così via. Alla fine consulteranno dieci agenzie. Ovviamente senza contare i privati. Ma la risposta, comunque, non cambia: no, per loro, niente casa. Poco male, si dirà, è risaputa la difficoltà di trovare un'abitazione nelle nostre città. Vero. Però qui il problema è diverso. Nel senso, proprio "diverso". Perchè Mimmo, Mary, Totò e Graziella sono costretti in carrozzina, si muovono e si esprimono con difficoltà e, in qualche caso, in quelle agenzie non sono proprio riusciti ad entrare. Tenuti fuori forse per imbarazzo o per vergogna dalle persone nelle quali si sono imbattute. L'ennesima storia di pregiudizi e ipocrisie è diventato un documentario di quindici minuti che si può vedere su YouTube (al link: www. youtube. com/watch? v=Kw5xTOGLA8M). Bisogna guardarlo, questo filmato. Senza aggiungere altro. Infatti, non ci vuole molto per capire che essere diversamente abile è purtroppo una condizione, ma essere gratuitamente imbecille è sempre una scelta.

venerdì 8 febbraio 2008

C'era una volta la mafia

Tra gli Stati Uniti e Palermo catturati 90 boss di Cosa Nostra. A Napoli preso uno dei più pericolosi latitanti della camorra. E in Calabria scoperti i covi dei "mammasantissima" della 'ndrangheta. Mai come in questo momento risuonano con la forza del coraggio e dell'umiltà le parole di Giovanni Falcone: "la mafia è un fatto umano e, come i fatti umani, ha un inizio e una fine". E' ancora la magistratura, quella magistratura offesa, calpestata e denigrata, a dare un altro colpo mortale alla malavita organizzata, ovunque essa si annidi e prosperi. Ha ancora il volto di un giudice la possibilità che la legalità torni ad essere principio rispettato e condiviso nel nostro Paese. La magistratura, gli uomini e le donne che lavorano e rischiano in terre proibite, devono, però, avere il sostegno della società. Dello Stato. Perchè i lavoratori in toga nera fanno quel che si può e quel che a loro compete. C'è un confine, oltre il quale ognuno deve prendere su di sè la responsabilità di decidere. E' un compito che spetta innanzitutto alla politica, a quella classe politica a volte connivente, spesso distratta. L'Italia si avvia a una campagna elettorale molto confusa. Uno dei protagonisti della partita, sull'onda delle suggestioni americane, ha coniato lo slogan "Sì può fare". Ecco, a noi piacerebbe che tutti, da destra a sinistra, un giorno possano dire la stessa cosa anche a proposito della fine della criminalità organizzata. Perchè arrivi presto il giorno in cui, come ha detto una volta il superprocuratore Piero Grasso, sarà possibile prendere per mano i nostri figli e raccontar loro una storia che inizia così: "C'era una volta la mafia...".

martedì 5 febbraio 2008

Il racconto di Obama

Fra qualche ora si saprà se quello di Obama resterà solo un sogno. Oppure sarà l'inizio di una nuova storia. Il Supermartedì (così chiamano negli Usa il giorno in cui vanno al voto i cittadini di oltre 20 Stati) decreterà i candidati di entrambi i partiti alla Casa Bianca. Ma mai come in questa occasione, l'America democratica è chiamata a un compito immane e supplementare, quello cioè di chiudere definitivamente la stagione di Bush, le sue guerre, la sua petro-politica, la sua economia in recessione. Questa volta ha la possibilità concreta di farlo. Barack può farlo. La nuova America di cui parla il senatore dell'Illinois è l'America della speranza, della fiducia in se stessi, dell'orgoglio. Ma anche della solidarietà, ossia dello sforzo di una nazione di ritrovarsi intorno alle proprie radici, alla propria cultura e di ripartire da queste nella guida di quello che una volta definivano il mondo libero. Un'America aperta, positiva, vitale, che non abbia paura delle sfide del tempo e sia capace di esercitare la sua leadership grazie alla forza delle sue idee e non all'ostentazione del suo potere. Un'America autorevole, insomma, e non autoritaria. Un'America pulita e giovane. Che sappia mettere a frutto le sue enormi risorse per il futuro e che sappa cogliere del passato le esperienze migliori. Può l'America voltare pagina? Obama, dito a indicare l'orizzonte e occhi lucidi e sorridenti, ha detto: "Yes, we can". Noi ci crediamo. Speriamo sia così anche per i suoi concittadini.

giovedì 31 gennaio 2008

Signora Sanità, signorina ingiustizia

In questo Paese ormai la Sanità può tutto. Allevia le sofferenze dei cittadini ma spesso fa morire la gente. E' uno dei più importanti diritti delle persone ma da tempo costituisce una delle forme più utilizzate di esercizio del potere. La Sanità è un principio cardine di una società democratica, un diritto inalienabile, eppure rappresenta uno dei maggiori settori dove la logica della spartizione politica, il clientelismo e il malaffare attecchiscono con molta facilità. Sulla Sanità, oggi qui in Italia, si decide il futuro di una comunità, ma anche le sorti di un governo. Si dirà: chiacchiere, illazioni, supposizioni. Teorie. Poi, però, si smette di fare filosofia e si va a toccare con mano la condizione degli ospedali del nostro Paese. Lo hanno fatto i carabinieri del Nas e sentite cosa hanno scoperto. Ovviamente scoperto solo per chi finora non abbia mai avuto a che fare con una struttura pubblica in giro per l'Italia. Da un articolo del Corriere dela Sera: "Medicinali scaduti, cibi andati a male, reparti fatiscenti, impianti fuori norma: in Italia un ospedale su due non rispetta leggi e regolamenti. Ci sono le strutture con «lievi carenze», ma ci sono anche le «gravissime irregolarità» che hanno fatto scattare la chiusura di alcuni reparti oltre alla denuncia contro direttori sanitari e amministratori. Alla fine le persone segnalate sono state ben 778". Ecco perchè, da noi, la Sanità è come una vecchia signora corrotta nel cuore e nell'anima che gioca a fare la signorina giovane e bella. E che ormai è conosciuta da tutti col nome di Ingiustizia.


venerdì 25 gennaio 2008

Benvenuti in Italia

Solo in Italia si fa festa mentre tutto crolla. Solo nel Parlamento italiano gli urli, gli insulti, gli sputi (veri o presunti), le corna. Solo da noi si agitano dagli scranni di un 'Aula, che pure dovrebbe essere l'emblema dell'austerità e della ragione, manifesti e volantini di bassa propaganda. Oppure, peggio, si introducono bottiglie di champagne o si gozzoviglia con delle fette di mortadella. Solo in Italia accade che un governo, per quanto non confortato robustamente dai numeri (ma la regola della democrazia non è forse un voto in più dell'avversario?), cada a freddo: senza un motivazione circostanziata, senza un perchè facilmente riscontrabile dal cittadino comune. Solo nel nostro Paese, che pure dovrebbe far parte del cosiddetto e decantato Occidente, ogni volta una fisiologica crisi politica rischia di diventare una crisi di sistema. Solo da noi, qui in Italia, ancora nel 2008, per decidere chi e come deve dare la linea dal ponte di comando di Palazzo Chigi si devono attendere cinque giorni cinque. Solo nel nostro Paese tutti sanno quali sono i problemi e quali le soluzioni, ma si continua a discutere di altro. Solo da noi sempre le stesse facce a dire sempre le stesse cose. Solo qui è possibile accogliere uno straniero e, davanti a tutto questa volgarità, avere il coraggio e la leggerezza di dire: benvenuto in Italia.

domenica 20 gennaio 2008

I cannoli di Totò

Condannato per aver aiutato mafiosi, ma non Cosa Nostra? E lui brinda e offre cannoli a collaboratori e giornalisti nel suo ufficio di presidente della Regione. Questa la reazione di Totò Cuffaro, detto "vasavasa", alla sentenza del processo di Palermo che, appunto, gli ha inflitto - in primo grado - cinque anni di carcere per favoreggiamento semplice ma non mafioso. Una macchia comunque pesante per qualsiasi uomo delle istituzioni, ma non per il pittoresco Totò che, appena ascoltato dal giudice il dispositivo della sentenza, ha innanzitutto fatto sapere che resterà Governatore. E l'indomani, più rilassato e col viso tornato alla solita rotondità, ha invitato tutti a Palazzo D'Orleans, sede della presidenza della Regione siciliana, per festeggiare a botte di paste di mandorla e tipici cannoli di ricotta. Come dire, nulla è successo e nulla succederà. Il blocco di potere che regge l'Isola, corroborato dal milione e passa di voti che ha preso Cuffaro l'ultima volta, è saldo come non mai. Il malgoverno, le clientele e soprattutto l'alone di ombre e di sospetti, che tuttora aleggia sul "capo dei capi" della politica siciliana, restano tutte lì. Oggi come ieri. E il banchetto "alla siciliana" (benchè smentito dal Governatore) è così solo l'ultimo triste spettacolo in cui pupi e pupari giocano a scambiarsi i ruoli, sperando che non venga mai il giorno del giudizio. Quello vero.

martedì 15 gennaio 2008

Il trono, l'altare e la cattedra

Ha ragione Mussi, quando dice che l'annullamento della visita del Papa alla Sapienza è un fatto grave. Il perche, ha osservato il ministro dell'Università , è semplice: contraddice lo spirito, la natura e la missione propri della realtà accademica. Dunque, le perplessità di molti professori dell'ateneo romano e le proteste degli studenti, seppure quest'ultime caratterizzate dalla goliardia, sembrano aver avuto la meglio. Dicono sia stata la vittoria della sopraffazione e della censura sulla libertà d'espressione e sul dialogo. La vittoria di una "certa cultura laicista" sul genuino concetto di laicità. In parte è vero, per il resto le frasi ad effetto fanno parte della strumentalizzazione politica. Tuttavia, se si prova a isolare la sostanza della questione - di per se complicata - ci si accorge che la radice dello scontro deriva forse dal profilo di questo papato, ben diverso rispetto a quello precedente. In fondo, la "certa cultura laicista" c'è sempre stata - minoritaria - nel nostro Paese. Il mutamento di stagione, al contrario, è avvenuto con l'elezione al soglio pontificio di Ratzinger e soprattutto con le sue ferme prese di posizioni su tanti temi caldi: dalla famiglia al ruolo del cattolicesimo, dall'aborto al confronto con le altre religioni. Prese di posizione che sono scivolate come l'olio nel dibattito politico perchè hanno incrociato una classe politica e un Paese debole e orfani di punti di riferimento forti. Da qui un gioco patologico che spinge a confondere il trono con l'altare. E l'altare con una cattedra.